martedì 15 ottobre 2013

Due cose sul basket


Ieri sera la FulgorLibertas ha debuttato in campionato al PalaCredito. Nonostante una situazione economica disastrosa (in molti pensano che la squadra sia stata iscritta al campionato solo per evitare un fallimento dolorosissimo per chi ha messo le firme in banca) la squadra, ancora senza sponsor sulla maglia, ha battuto Trapani davanti a 2.400 persone. Sì, letto bene: duemilaquattrocento persone tra le quali Myers, Casadei, Fantini e Gerolino. Il successo di ieri, ottenuto dopo essere arrivati al +20 e poi essersi mangiati quasi tutto nell'ultimo quarto per via del braccino, ha permesso alla FulgorLibertas di riportarsi a quota zero in classifica.

E' difficile fare previsioni sulla stagione appena cominciata, di sicuro Forlì ha un roster (nel basket dicono così) giovanissimo ma con qualche punta di talento: a me ad esempio piacciono molto Crow e Saccaggi ma di basket capisco poco anzi niente. Finito qui, promesso che non vi ammorbo più con gli sport minori.

"Lasciateci sognare"



I quattro temi scritti dai ragazzi della scuola media di Villafranca dopo l'incontro del 3 ottobre con Kalle, Casadei e Torelli. Come al solito: non pensate di annoiarvi leggendoli, davvero. 

Alberto Calderoni (ex capitano, giocatore del Forlì) ha parlato dello sport e di quanto è importante, a maggior ragione per lui che era capitano della squadra della sua città e lo è stato per 14 anni. Gli altri due giocatori Francesco Torelli e Riccardo Casadei hanno parlato assieme al Professor Marco Susanna di quanto è importante non assumere sostanze dannose per il nostro corpo.
Se sei difensore o se sei portiere, non puoi sempre andare a tirare in porta e passare in attacco: l’importante è concentrarsi sul proprio ruolo e capire che i tuoi compagni hanno bisogno di te. Devi ricordarti che i tuoi avversari non sono nemici, ma compagni di gioco e che, se i tuoi avversari sono forti, per vincere non servono stupefacenti, ma gioco di squadra. Non è importante il ruolo che fai, ma che tu ti diverta. Il calcio probabilmente è lo sport più praticato. Comunque tutti gli sport sono bellissimi.
Un giocatore deve essere sempre e comunque felice del risultato ottenuto. Alberto ha, infatti, affermato che qualunque siano le potenzialità dello sportivo, bisogna sempre dare il massimo. Un nostro compagno ha raccontato: “Non avevo mai fatto goal in partita. Una domenica all’allenatore chiesi chi batteva il rigore e lui mi rispose lo batti tu. Misi il pallone nel dischetto del rigore, l’arbitro fischiò e feci goal. Ero molto emozionato e i miei amici mi abbracciarono. Poi perdemmo la partita, ma non era importante, perché mi ero divertito ed era il giorno più bello della mia vita.”
Lo sport è uno dei tanti bisogni secondari e tante persone, bambini, ragazzi lo fanno. E’ molto bello praticare sport, perché si possono conoscere nuovi amici e anche perché ci si può divertire tanto. Alcune persone praticano sport a livello agonistico e anche questo può essere molto bello, ma se una persona pratica sport per essere più bravo di altri o prende medicine per essere più forte (come nel caso del doping) può diventare un problema per il nostro corpo.
Alberto Calderoni ci ha detto: “Per me lo sport è come una seconda vita, un’altra vita, un’altra famiglia. Ecco, dico questo perché ho giocato a calcio e ancora oggi gioco. Per me la squadra è una famiglia, che ti dà fiducia e ti incoraggia a compiere grandi passi e a diventare sempre più grande”. Alberto Calderoni, Francesco Torelli, Riccardo Casadei ci hanno spiegato che bisogna accettarsi per quelli che si è, poi ci hanno detto che è anche importante collaborare con la squadra, ci hanno anche illustrato la carta del fair play, dimostrandoci che giocare con fair play vuol dire giocare leale.
1° A
L’incontro è stato molto istruttivo per noi studenti e abbiamo potuto riflettere su alcune tematiche importanti attraverso commenti, video, filmati anche molto scioccanti. Ci hanno parlato del doping, del fair play, dell’importanza della squadra nella vita di uno sportivo e ci ha molto toccato il video delle due atlete che gareggiavano per qualificarsi alle Olimpiadi. All’inizio non avevamo molto capito quello che stava succedendo fra le due maratonete, ma poi quando il prof. Susanna ci ha spiegato bene la scena, siamo rimasti tutti senza parole. In classe sono venute fuori molte riflessioni come quella di un nostro amico che si è domandato:” E’ meglio vincere una sola volta rischiando di perdere la vita, oppure dare il meglio di se stessi sapendo di aver fatto tutto il possibile e salvaguardare la salute del proprio organismo?”. Questa domanda è scaturita dai ragionamenti sul tema del doping e delle sostanze anabolizzanti che hanno fatto rischiare la vita di una campionessa olimpica, Giuliana Salce, costretta a fare la spazzina dopo aver confessato tutta la verità. La testimonianza letta durante l’incontro ci ha permesso di pensare all’importanza di giocare in modo pulito ed onesto, perché la cosa più bella è sentire l’emozione di un traguardo da raggiungere e soprattutto sentire il calore della propria squadra che fa il tifo anche da lontano. A questo proposito un’alunna di terza media ha raccontato la sua esperienza di nuotatrice e ci ha detto che nonostante il suo sia uno sport individuale, è fondamentale il sostegno della propria squadra che fuori dalla vasca la incoraggia a non mollare mai. Anche noi siamo molto sportivi, pratichiamo sport vari come la boxe, l’acrobatica, l’hip hop, la pallacanestro, pallavolo, il nuoto e anche il calcio, e ci siamo resi conto che in tutti gli sport è essenziale avere un obiettivo e non scoraggiarsi mai, anche se il bello non è vincere a tutti i costi, ma divertirsi con i compagni e sentire il calore dell’amicizia e della solidarietà. Lo sport ci aiuta a crescere nel corpo e nella mente e questo incontro è stato un bel momento di crescita per tutti noi. Grazie Alberto.
1° B

Calderoni ci ha raccontato della sua passione per il calcio e per la squadra della sua città (di cui oltre ad essere stato un calciatore importante è stato per molti anni anche capitano). Le sue doti lo avrebbero portato a giocare a livelli più alti ma lui ha scelto la sua città,la sua squadra e per tanti anni ha dedicato con sacrificio la sua vita al Forlì. Tutte le classi hanno fatto delle domande al capitano e agli altri calciatori su temi differenti riguardanti, non solo il calcio, ma lo sport in generale. Terminate le domande, Marco Susanna, il nostro prof., ci ha letto la lettera di una campionessa olimpica. Questa al termine di una carriera brillante ha fatto uso di doping e di conseguenza è stata allontanata dal mondo sportivo. Durante l’incontro ci hanno presentato anche il video di una gara di corsa alle finali dei Trials Americani di atletica leggera. Ad un certo punto l’atleta favorita si è sentita male e la ragazza che era in 2° posizione anziché superarla e vincere la gara, si è fermata, l’ha raccolta e trascinata fino al traguardo; poi l’ha posta davanti a sé.
Questa storia è stata di esempio per tutti noi. Ci ha fatto riflettere e ci ha insegnato che lo sport non è solo vittoria e competizione ma, se vissuto con amore e passione, è una scelta di vita. Ci sono stati mostrati altri esempi, tutti con un unico punto comune: lo sport ad alti livelli spesso è pieno di persone che cercano di usare gli atleti come macchine, facendogli assumere sostanze proibite ma ogni atleta deve vivere e gareggiare con il cuore e con grande onestà. Si può perdere nella gara, ma vincere nella vita!
2° A

Alberto Calderoni fu capitano per 14 anni. Spinse i suoi compagni a dare sempre il meglio di sé e sostenne la squadra nei momenti difficili. Questo comportamento è quello che i professori cercano di insegnare a noi ragazzi in questi tre anni di medie. Giovedì c’erano anche due rappresentanze della prima squadra del Forlì, Francesco Torelli e Riccardo Casadei, il primo centrocampista e il secondo portiere (neolaureato). Erano inoltre presenti Giovanni Brunelli dirigente del Forlì Calcio, Franco Pardolesi e Giovanni Manna in rappresentanza della società e Riccardo Fantini giornalista del Resto del Carlino. I due giovani giocatori e Kalle hanno risposto alle nostre domande, sempre con sicurezza e felicità, con la voglia di trasmetterci qualcosa di positivo, di farci capire i veri valori dello sport e la loro importanza, non solo nel calcio, ma in tutti gli altri sport e soprattutto nella vita. Ci hanno spiegato che per raggiungere il proprio traguardo, ci vogliono sacrificio, fatica, coraggio, ma soprattutto bisogna credere in se stessi. Tutto questo fa diventare più forti e dà soddisfazione. Se ognuno di noi si applica con il massimo impegno, può già dire di aver vinto. Soprattutto i due ragazzi ci hanno fatto capire che si possono benissimo conciliare lo sport e lo studio, ed essi ne sono l’esempio: Riccardo Casadei si è laureato in Economia e Commercio da pochi giorni, mentre Francesco Torelli e Alberto Calderoni sono diplomati in Ragioneria. Stando insieme a scuola abbiamo imparato che una squadra funziona solo se tutti si impegnano, se cercano sempre di migliorarsi e sono di stimolo gli uni agli altri, per arrivare ad un obiettivo comune, ad un risultato condiviso. Nel nostro incontro abbiamo parlato molto di squadra. Colui che tiene unita e guida una squadra è l’allenatore. Fare gioco di squadra è importante, anche perché dà più possibilità di vittoria. In molti casi i genitori pretendono che i figli siano dei campioni nello sport, in casi estremi li inducono addirittura al doping. Spesso però ai ragazzi non interessa diventare campioni: per loro è importante partecipare, fare parte di una squadra, conoscere nuovi amici, e sentirsi utili all’interno di un gruppo. Il compito dei genitori è quello di sostenere il proprio figlio e la sua squadra, lasciando che il ragazzo viva il gruppo, capisca che l’impegno in allenamento premia sempre e che non importa il risultato. Essenziale è che genitori e ragazzi comprendano l’importanza dei ruoli, cioè che l’allenatore allena, l’arbitro arbitra, e a loro spetta il divertimento. I genitori devono ricordare che i bambini copiano tutti i loro atteggiamenti, sia quelli giusti che quelli sbagliati. Le opinioni di alcuni giovani calciatori del Varese sono state: non giochiamo mai “contro”, ma “con” i bambini delle altre squadre. Non rovinateci il piacere di calciare il pallone, evitate i commenti e gli atteggiamenti esagerati. Non è colpa nostra se qualche genitore è dispiaciuto per non essere diventato un campione di calcio. Urlare non serve a nulla. Lasciateci sognare.
Il video che ci ha colpito di più è stato quello riguardante un episodio di fair play verificatosi alle qualifiche per le olimpiadi trials del 2002. Durante una gara di atletica leggera una delle atlete che stava che stava sempre in prima posizione è crollata a terra perché aveva un problema alle gambe, la sua rivale Megan Vogel ha raggiunto l’atleta a terra e l’ha raccolta, l’ha trasportata fino al traguardo e l’ha messa davanti in modo che vincesse lei che lo meritava di più. Come disse Barone Pierre De Coubertin al discorso di inaugurazione delle prime olimpiadi moderne del 1896: ”La cosa importante non è vincere, ma partecipare, perché nella vita la cosa importante non è il trionfo, ma la lotta, cosa essenziale non è conquistare, ma battersi con onore”.
Però c’è un nemico del fair play: è il doping, che rende invincibili, ma che dopo fa stare male e provoca danni irreversibili al corpo. Giuliana Salce faceva atletica leggera specializzata in marcia e macinava ogni record. Alla fine della carriera si dedicò al ciclismo master a livello europeo. Un consigliere della Federazione ciclistica la obbligò a prendere della sostanza (droga) che veniva estratta dai cadaveri. Si era dopata per fortuna solo 4 mesi e finalmente dopo poco ha confessato tutto in tribunale. Hanno deciso di toglierla dalle gare e si è ritrovata senza lavoro e con un figlio di 23 anni da mantenere. Dopo qualche mese ha trovato lavoro e adesso fa la spazzina per 700 euro al mese. Ecco questo è un esempio di cosa provoca il doping.
3° A



E' stata una bellissima esperienza in cui noi ragazzi della scuola secondaria di Villafranca abbiamo imparato molte cose sul fair play e anche sul lato scorretto dello sport come il doping e le sostanze anabolizzanti. All’incontro hanno partecipato Riccardo Casadei, Francesco Torelli che sono due giocatori della squadra della nostra città e Giovanni Brunelli, Franco Pardolesi e Giovanni Manna, rappresentanti della società. Una delle cose che ci ha colpito di più è stato vedere un video dove un’atleta ha rinunciato ai successi e alla carriera per fare ciò che è giusto. La ragazza che era stata sempre seconda rispetto a quella avversaria, stava vincendo perché, mentre gareggiavano, la sua rivale ha avuto un mancamento. La seconda atleta, invece di approfittarne e qualificarsi alle Olimpiadi, è tornata indietro a soccorrere la sua amica avversaria, l’ha aiutata a finire la gara e prima del traguardo ha deciso di porla davanti a lei qualificandola e riconoscendone la superiorità. Questo fatto ci ha insegnato ad essere giusti in qualsiasi situazione, nella vita e nello sport, senza fare differenze. Questo ci ha fatto venire in mente molte domande del tipo : “Anche se pratichiamo uno sport, abbiamo sempre rispettato le regole del fair play? Perché è così difficile per gli sportivi rispettare queste regole?” Forse per noi è così arduo aiutare i propri avversari perché pensiamo a vincere e non a fare la cosa giusta, ma nonostante siamo piccoli non siamo gli unici a non rispettare le regole. Sono soprattutto gli adulti che, nonostante dovrebbero dare l’esempio a noi minori, non rispettano per primi l’avversario.
Ci siamo soffermati ulteriormente sul concetto di “Traguardo” che è venuto fuori dalla domanda di una bambina della classe prima: ”Si fa fatica a giocare sotto la pioggia?” All’inizio è sembrata una domanda molto banale, ma sentendo le risposte abbiamo tutti cambiato idea perché siamo entrati in alcuni argomenti molto particolari. Il primo a rispondere è stato il calciatore Francesco che ci ha spiegato che giocare sotto la pioggia non è così semplice ma allo stesso tempo è divertente, è una sfida con un traguardo da raggiungere. Il traguardo è la soddisfazione di essersi impegnati di aver dato il meglio di sé. Questo ci ha fatto capire che più è lontano l’obiettivo più hai soddisfazione quando lo raggiungi. Ci ha insegnato che lo sport è come la vita, ossia per avere un senso deve fondarsi sul rispetto reciproco.
Ogni classe ha formulato altre domande, ma una che ha colpito tutti è stata : “In che modo le sostanze dopanti influiscono sugli atleti ?” Alberto Calderoni ci ha risposto spiegandoci che ovviamente danneggiano il nostro organismo e il rapporto con noi stessi. Durante l’incontro è stata proiettata una testimonianza scritta da Giuliana Salce, un’ ex campionessa di marcia, in cui diceva che lei aveva assunto sostanze dopanti e che le avevano provocato fastidi nocivi al corpo. Al termine della lettera ha raccontato di essere andata in una scuola e una bambina le ha chiesto : “ Ma lei lo sapeva cosa sarebbe successo dopo ?” e alla sua risposta affermativa la bambina ha ribattuto: “ E allora perché lo ha fatto ?” . Secondo noi il motivo per cui gli atleti pensino solo a vincere impedisce loro di capire che assumere queste sostanze è pericoloso per l’ organismo. Lo sport è uno di quegli argomenti che accomuna tutti, grandi e piccoli, e questo incontro lo ha dimostrato perché ci ha dato la possibilità di riflettere su temi molto importanti.
2° B